IN MEMORIA DI SARA ARDIZZONE

«Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei» (Giovanni 8,7)

Così Gesù disse ai farisei mentre stavano lapidando un’adultera. Non c’è Gesù, non c’è prete che abbia il coraggio di difendere l’anarchica Sara Ardizzone dalla ignobile lapidazione post mortem di cui è vittima. Che dipenda da un algoritmo o dal carattere stesso dei social, che amplificano la rissa faziosa tra opposte tribù di alienati, Sara è stata travolta da una valanga di ingiurie crudeli e volgari. A questo rituale necrofilo non si sono sottratte nemmeno testate nazionali: “Due anarchici in meno”, abbiamo letto. Nessuna pietas verso chi ha perso la sua vita mentre, come sembra, stava confezionando una bomba in nome di un ideale.

Nepal, novembre 2010. Sara Ardizzone, la seconda da sinistra

Conoscemmo Sara tanti anni fa a Perugia, non aveva ancora vent’anni. Per un breve periodo collaborò con il Campo Antimperialista, partecipando ad una missione umanitaria in Libano, nel campo profughi palestinese di Ein el-Hilweh, poi in Nepal dopo la vittoria della rivoluzione maoista.
Ricordiamo la sua intelligenza, una mitezza che celava un’indignazione profonda verso ogni forma di ingiustizia. Un’indignazione che presto lasciò posto ad un vero e proprio furore sovversivo. Abbracciò l’anarchismo e quindi le nostre strade si separarono per sempre. Dell’anarchismo abbracciò la sua versione intransigente, quella dell’assolutismo morale per cui la sola linea di condotta ammissibile è quella di rispondere colpo su colpo ai soprusi sociali e agli abusi dello Stato. È di questo corto circuito politico che Sara è caduta vittima, del mito dell’azione esemplare e redentrice. Mentre ci sottraiamo alla disumana lapidazione, ci stringiamo intorno ai familiari di Sara e a tutti quelli che le hanno voluto bene.


Daniela Di Marco
Moreno Pasquinelli
Marcello Teti
Enrico Sodacci

7 pensieri riguardo “IN MEMORIA DI SARA ARDIZZONE

  1. Anche se non condivido nulla del suo pensiero,onore ha chi ha donato la sua vita per un ideale.
    Che la terra le sia lieve.

  2. L’unica cosa di cui mi dispiace veramente è che una ragazza come la descrivete voi, cioè intelligente, mite, profondamente amareggiata dalle ingiustizie, abbia finito per associarsi a gentaglia senza alcun sano principio ed abbracciare ideali sovversivi. Tutto questo invece di perseguire la via piú difficile del dialogo. I compagni a cui lei si è affiancata durante la sua vita non sono stati uomini: l’hanno plagiata e macchiata con le loro idee violente. E non è un caso che il circolo di Foligno fosse un’estensione di quel circolaccio di Spoleto noto anche per il traffico di droghe.
    Quando leggo “stava confezionando una bomba in nome di un ideale” mi resta difficile capire in che modo una bomba possa essere associata ad un ideale e in che modo possiate legittimare un gesto così ignobile e violento, che avrebbe potuto attentare alla vita di altre persone innocenti, come un gesto eroico. Se ce l’avete con lo stato italiano e non lo riconoscete, andatevene via dall’Italia. Andate nei paesi in guerra, in quelli come l’Egitto dove hanno massacrato Giulio Regeni o quelli come l’Iran dove le persone che dissentono rischiano anche di venire uccise e dove le persone vengono torturate. Andate lì a fare casino contro lo stato se ne avete il coraggio. Qui in Italia la magistratura è stata anche troppo buona e permessiva con una ragazza irrimediabilmente ferma nei suoi propositi violenti.

    1. Scusi, ma lei da dove ricaverebbe che noi “legittimiamo” azioni come quelle che certi gruppi anarchici attuano e vorrebbero attuare? Posto che gli anarchici non “ammazzano” le persone, innocenti o meno, è lei che assume il ruolo di brutta persona, confermandolo con l’accusa squalificante a noi rivolta. Proprio noi, che facciamo ogni tipo di sacrificio nella lotta contro l’ingiustizia, e che secondo lei invece faremmo “casino”… ; addirittura invoca per noi l’esilio. Sono proprio i facinorosi e reazionari come lei che spingono persone come Sara alla ribellione armata.
      La Redazione

      1. Io non ce l’ho con tutta la categoria, ma non comprendo quella minoranza di anarchici che usa la violenza in nome dell’anarchia e voi che giustificate l’uso della violenza come mezzo per difendere un ideale. Fare del male alla società, non significa fare del male allo stato, ma alle singole persone. Ci sono tanti altri mezzi piú pacifici. Quando parlavo di esilio non mi riferivo a tutta la categoria, ma alla minoranza. Sono frasi che ho usato per farvi riflettere su quanto una lotta violenta sia controproducente verso uno stato che vi fornisce dei servizi, rispetta il vostro pensiero e vi dà il diritto di associarvi. È piú facile essere anarchici violenti qui in Italia, in altri stati non sarebbe stato così semplice. Ho scritto quelle frasi per farvi riflettere.

        1. Signora, facciamo a capirci:
          1) noi non siamo anarchici, tant’è che le strade con la vittima si sono separate
          2) lei giustifica e legittima la violenza di stato, quella che uccide i più miseri e sfruttati, quella che taglia i servizi pubblici, distrugge sanità, istruzione, posti di lavoro, si allea con i genocidi, si allinea alla guerra degli alleati, sgancia bombe, e queste si che uccidono.
          3) la violenza di chi sta sotto, di chi è oppresso, è molto spesso legittima, tanto più se non uccide proprio nessuno; la violenza dei miliardari che stanno sopra e dei loro servi politici, attuata per difendere i soli loro egoistici interessi di classe, non lo è mai!
          4) rifletta lei su questo.

          1. Sul primo punto: ha fatto bene a spiegarmelo, perché io credevo il contrario.
            Sul secondo punto: io sono d’accordo con voi, anche io su questo punto non ho niente in contrario con il vostro pensiero, ma faccio il paragone con altri stati in cui si sta molto peggio e i diritti non ci sono come qui in Italia.
            Sul terzo punto: in tanti concordiamo che i nostri politici siano miliardari e la povera gente faccia fatica ad arrivare a fine mese, che loro pensino a difendere i loro interessi invece di pensare al bene del popolo
            Sul quarto punto: rifletta che la violenza così come è stata usata dalla ragazza morta non avrebbe risolto niente, ma causato danni alla società e che essere violenti qui in Italia certamente è molto piú facile che esserlo in paesi dove il dissenso viene represso pesantemente
            E aggiungo un quinto punto: mi dispiace se ho usato parole offensive e chiedo scusa per questo, su diversi punti che mi ha elencato come vede la penso come lei, ma non posso accettare che in nome di un ideale giustissimo, si ricorra a mezzi che contrastano fortemente con tali ideali.

  3. Ho letto il vostro articolo con grande piacere ed è bello leggere la vostra testimonianza.

    Avete saputo offrire un’immagine di una persona,del suo percorso esistenziale e di ciò che l’ha mossa anche,sciaguratamente, verso il suo triste epilogo.
    Io credo ciecamente nella descrizione che avete fornito qua: non solo perché l’avete conosciuta,ma anche perché avete avuto la premura di raccontare chi fosse Sara.

    La cronaca nazionale non si è fatta problemi a bollarla come una persona che ha sempre vissuto in modo violento e criminoso, riassumendo la sua vita nei suoi attimi finali.

    Voi avete offerto testimonianze,foto,pensieri e,soprattutto, avete trasmesso la profondità di una persona che,in nome del suo senso d’indignazione, ha probabilmente seguito strade che forse non doveva intraprendere (ben lungi da me sentenziare cose che non conosco).
    I massmedia invece l’hanno ridotta a “macchietta” di un film: la criminale priva di qualsiasi sfaccettatura umana,morta per colpa delle sue azioni.

    Per quanto sia molto lontano (per quello che posso sapere) dagli ideali di Sara, trovo abominevole come la vita di una ragazza sia stata riassunta in quella maledetta notte di qualche giorno fa.

    Tutti contestano ciò che stava facendo in quel casolare e dubito fortemente che ne sarebbe nato qualcosa di buono da ciò che stava facendo,rendendo molto complicato giustificare le sue azioni.

    Sono invece certo di una cosa: non c’è nulla di più vergognoso di quello che ho letto nelle sezioni commenti che ho visto in questi giorni sugli articoli a lei dedicati.

    Gente che gongola della sua morte citando il karma(ignorando che godere del male altrui è già un’azione avversa),battute sul “brillare” e auguri che sia all’inferno o a soffrire: tutto questo è semplicemente vile e di nessuna umanità.

    Avete giustamente citato un passo del Vangelo ad inizio articolo: da credente, quelle parole devono essere sempre il perno di chiunque si interfacci alla morte di qualcuno.
    Essere “lieti”(?) per la morte di una persona è quanto di più basso si possa sperare,tirare in ballo l’Altissimo pensando che applicherà il volere di un commentatore qualsiasi sui social è offensivo per qualsiasi persona di fede.

    Questa gente scrive con un senso di superiorità della serie “è morta perché se lo Merita,mentre io sono un esempio di vita migliore di lei!”: tutto questo cosa dovrebbe portare?! Cosa ottiene una persona a fare così?!

    Disse bene Eco che i social avrebbero dato la voce a tanti stupidi,disse bene un giornalista sportivo che seguo che “Con i social si dà cassa di risonanza a gente che verrebbe zittita al bar in tempo zero!”, disse bene Cruciani che ” I social sono la colonscopia del paese”,ma dico anche che i social hanno mostrato quanti certi pensieri vili ci siano sempre stati,ma non li potevamo conoscere senza questo mezzo di comunicazione.

    A differenza di tanti, la morte di Sara mi dispiace terribilmente per vari motivi: una vita giovane che poteva dire tanto,un finale orrendo, una mia coetanea che,a vent’anni, faceva missioni umanitarie mentre io,si e no,tremavo di fronte ad un esame universitario e una persona che, a differenza di tanti, era mossa da un forte spirito esistenziale e da una forte volontà di “fare qualcosa”.

    E la sua indignazione la posso vivere pure io: mi lamento del carovita,mi lamento delle speculazioni, dell’inquinamento,della corruzione ecc eppure…vivo dicendo “tanto è così!”.
    Molte volte,magari anche in mezzo al traffico e al caldo, viene voglia di reagire come Michael Douglas in “Un giorno d’ordinaria follia”,diventando il “mostro” che piace tanto ai giornali.

    Sara,invece, ha dimostrato che non è “tanto è così” e non si diventata il personaggio di un film hollywoodiano: la sua indignazione sociale sarà stata sicuramente finalizzata a qualcosa che non era incentrato su se stessa e,soprattutto,che chiudere l’occhio a tutto fa solo che accrescere la rabbia,portando purtroppo anche a vie errate o a scelte deplorevoli.

    Mi sento di piangere e pregare questa ragazza perché,nonostante quello che leggiamo dalle solite fonti,sono certo che abbia seminato tante belle cose.

    Probabilmente ci avrei litigato subito e mi sarei rimediato due calcioni da parte sua,ma preferisco che ci siano persone combattitive e di spirito come lei che persone che stanno ridendo di lei,con la supponenza di essere superiori.

    Vi ringrazio per questo spazio e spero di non risultare noioso o irrispettoso,ma raramente sono stato colpito dalla morte di una persona che non ho mai conosciuto in tal maniera.

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