«Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei» (Giovanni 8,7)
Così Gesù disse ai farisei mentre stavano lapidando un’adultera. Non c’è Gesù, non c’è prete che abbia il coraggio di difendere l’anarchica Sara Ardizzone dalla ignobile lapidazione post mortem di cui è vittima. Che dipenda da un algoritmo o dal carattere stesso dei social, che amplificano la rissa faziosa tra opposte tribù di alienati, Sara è stata travolta da una valanga di ingiurie crudeli e volgari. A questo rituale necrofilo non si sono sottratte nemmeno testate nazionali: “Due anarchici in meno”, abbiamo letto. Nessuna pietas verso chi ha perso la sua vita mentre, come sembra, stava confezionando una bomba in nome di un ideale.

Conoscemmo Sara tanti anni fa a Perugia, non aveva ancora vent’anni. Per un breve periodo collaborò con il Campo Antimperialista, partecipando ad una missione umanitaria in Libano, nel campo profughi palestinese di Ein el-Hilweh, poi in Nepal dopo la vittoria della rivoluzione maoista.
Ricordiamo la sua intelligenza, una mitezza che celava un’indignazione profonda verso ogni forma di ingiustizia. Un’indignazione che presto lasciò posto ad un vero e proprio furore sovversivo. Abbracciò l’anarchismo e quindi le nostre strade si separarono per sempre. Dell’anarchismo abbracciò la sua versione intransigente, quella dell’assolutismo morale per cui la sola linea di condotta ammissibile è quella di rispondere colpo su colpo ai soprusi sociali e agli abusi dello Stato. È di questo corto circuito politico che Sara è caduta vittima, del mito dell’azione esemplare e redentrice. Mentre ci sottraiamo alla disumana lapidazione, ci stringiamo intorno ai familiari di Sara e a tutti quelli che le hanno voluto bene.
Daniela Di Marco
Moreno Pasquinelli
Marcello Teti
Enrico Sodacci

Anche se non condivido nulla del suo pensiero,onore ha chi ha donato la sua vita per un ideale.
Che la terra le sia lieve.
L’unica cosa di cui mi dispiace veramente è che una ragazza come la descrivete voi, cioè intelligente, mite, profondamente amareggiata dalle ingiustizie, abbia finito per associarsi a gentaglia senza alcun sano principio ed abbracciare ideali sovversivi. Tutto questo invece di perseguire la via piú difficile del dialogo. I compagni a cui lei si è affiancata durante la sua vita non sono stati uomini: l’hanno plagiata e macchiata con le loro idee violente. E non è un caso che il circolo di Foligno fosse un’estensione di quel circolaccio di Spoleto noto anche per il traffico di droghe.
Quando leggo “stava confezionando una bomba in nome di un ideale” mi resta difficile capire in che modo una bomba possa essere associata ad un ideale e in che modo possiate legittimare un gesto così ignobile e violento, che avrebbe potuto attentare alla vita di altre persone innocenti, come un gesto eroico. Se ce l’avete con lo stato italiano e non lo riconoscete, andatevene via dall’Italia. Andate nei paesi in guerra, in quelli come l’Egitto dove hanno massacrato Giulio Regeni o quelli come l’Iran dove le persone che dissentono rischiano anche di venire uccise e dove le persone vengono torturate. Andate lì a fare casino contro lo stato se ne avete il coraggio. Qui in Italia la magistratura è stata anche troppo buona e permessiva con una ragazza irrimediabilmente ferma nei suoi propositi violenti.
Scusi, ma lei da dove ricaverebbe che noi “legittimiamo” azioni come quelle che certi gruppi anarchici attuano e vorrebbero attuare? Posto che gli anarchici non “ammazzano” le persone, innocenti o meno, è lei che assume il ruolo di brutta persona, confermandolo con l’accusa squalificante a noi rivolta. Proprio noi, che facciamo ogni tipo di sacrificio nella lotta contro l’ingiustizia, e che secondo lei invece faremmo “casino”… ; addirittura invoca per noi l’esilio. Sono proprio i facinorosi e reazionari come lei che spingono persone come Sara alla ribellione armata.
La Redazione