SITUAZIONE POLITICA E PROSSIME ELEZIONI

Il governo Meloni ha celebrato come un enorme successo l’aver varcato la soglia del secondo governo più longevo dopo quello di Berlusconi II. Diverse le ragioni per cui questo è potuto accadere, due fondamentalmente: uno spudorato servilismo verso i poteri forti, da una parte e, dall’altra l’assenza di una vera opposizione, sia sul piano sociale che politico.

Dopo quattro anni di governo il nostro Paese è meno sovrano, meno libero, più ingiusto, ovvero più asservito alla cupola mafiosa della finanza globalista neoliberista, all’oligarchia tecnocratica europea e alla NATO.

Si è ampliata la forbice tra chi stava già meglio e chi stava peggio, sono aumentate le famiglie sotto la soglia di povertà, il potere d’acquisto di lavoratori e pensionati è sceso più velocemente di prima, i nostri giovani qualificati continuano a fuggire all’estero, è aumentata la distanza tra regioni ricche e regioni povere, si è approfondito lo sfascio della sanità, dei trasporti, della scuola pubblica. In generale il governo Meloni non ha fermato ma accentuato lo sfacelo dello Stato, continuando sulla via suicida della sudditanza verso i grandi gruppi capitalistici privati, il più delle volte stranieri.

Al disastro materiale si aggiunge quello culturale e spirituale. Le destre avevano promesso di porre un argine alla più pericolosa delle invasioni, quella combinata del globalismo e dell’imperialismo culturale americano, invece l’Italia, anche a causa dell’assalto delle nuove tecnologie digitali, è letteralmente colonizzata.

Sul piano geopolitico le cose non vanno meglio. Il patriottismo si è rivelato una maschera dietro alla quale e stata perseguita la politica tradizionale dell’élite italiana, quella del triplice vassallaggio all’Unione europea, alla NATO e all’asse USA-Israele. Di qui il sostegno all’Ucraina contro la Russia, la complicità col genocidio sionista a Gaza e in Palestina, la condanna di ogni Resistenza come terrorismo, il sostanziale avallo all’aggressione israelo-americana all’Iran, l’appoggio alla cattura del presidente venezuelano Maduro, la difesa tetragona dell’Occidente collettivo contro ogni alternativa multipolare.

Il nostro verdetto sull’operato del governo Meloni è dunque una condanna senza appello. Sentimento di condanna che è maggioritario tra i cittadini, come ha mostrato la cocente sconfitta del governo in occasione del recente referendum costituzionale. Una maggioranza che potrebbe favorire, in vista delle elezioni del 2027 (ma non è escluso che si voti anche prima), l’opposizione di Sua Maestà, il centro-sinistra — così ci spieghiamo perché la Meloni vuole manomettere la già antidemocratica legge elettorale, dando forma definitiva alla dittatura della minoranza. Da parte sua il centro-sinistra, oggi detto “Campo largo”, cambia spesso i suoi travestimenti e le sue geometrie, ma nella sostanza resta anch’esso succube della cupola mafiosa della finanza globalista neoliberista, dell’oligarchia tecnocratica europea e della NATO.

Non siamo affetti dal morbo dell’elettoralismo, basato sull’illusione che l’Italia ed il suo popolo conosceranno liberazione e giustizia grazie al fatto che il governo passi nelle mani di forze e persone oneste e dai buoni propositi. Questo sistema non lo si cambia rispettando le regole del gioco stabilite dai nemici del popolo, lo si cambierà solo con un una rivoluzione democratica e sociale. Per di più le elezioni sono spesso un trampolino di lancio e un rifugio per ogni sorta di opportunisti in cerca di poltrona ed effimero successo.

Esistono forze e correnti ideali che proclamano di essere contro il sistema bipolare ed i suoi due arnesi del centro-destra e del centro-sinistra. Abbiamo sempre perorato l’unità, la costruzione di un fronte di lotta comune, che nel caso utilizzasse le elezioni per presentare lista e candidature unitarie. Ogni tentativo compiuto nell’ultimo decennio è invece fallito e per diverse ragioni. Alle divergenze etico-valoriali che seguono la linea di faglia destra-sinistra (lo si voglia o no la dicotomia destra-sinistra, sia pure in forma diversa dal passato, esiste ancora), si aggiungono quelle più squisitamente politiche e strategiche (risulta illusorio mettere assieme anticapitalisti e pro-capitalisti). Vi sono poi fattori come le smanie di protagonismo, i settarismi, l’ingenuità politica, i veri e propri azzeccagarbugli — né vediamo autocritiche da parte dei responsabili sul suicidio politico delle forze “anti-sistema” del settembre 2022.

Ad oggi sembra dunque altamente improbabile che prenda forma un raggruppamento di forze “anti-sistema” in grado di costruire una lista elettorale unitaria solida e credibile, che non sia un miscuglio posticcio destinato a sbandare alla prima curva.

Come FRONTE del DISSENSO auspichiamo tuttavia l’immediata apertura di un tavolo di confronto per la costruzione di un blocco unitario che raggruppi forze rivoluzionarie sufficienti per affrontare la sfida delle prossime elezioni.

A questo scopo indichiamo quelli che per noi dovrebbero essere i punti qualificanti di un blocco di opposizione:

(1) La pace al primo posto! Per un Paese sovrano e neutrale, che rafforzi i legami con le nazioni del Nord Africa e del Medio Oriente, Iran compreso, puntando strategicamente lo sguardo verso l’Asia, la Cina ed i BRICS.

(2) Ciò che implica l’uscita dalla NATO e la chiusura delle basi militari straniere sul suolo nazionale, l’abbandono di ogni politica guerrafondaia e di riarmo, l’adozione di un modello popolare di difesa.

(3) Rompere ogni legame con Israele cessando ogni sostegno all’Ucraina, ponendo fine alle sanzioni contro la Russia e riallacciando immediatamente le relazioni con Mosca.

(4) Una radicale redistribuzione della ricchezza ponendo fine per sempre alle politiche economiche neoliberiste rafforzando l’economia pubblica e consegnando allo Stato la proprietà e la gestione dei settori e delle aziende strategiche, a partire dalla nazionalizzazione di banche, energia, telecomunicazioni, trasporti e siderurgia.

(5) Stabilire il controllo pubblico del commercio con l’estero ponendo fine alla libera circolazione dei capitali.

(6) Una profonda riforma umanistica della scuola ponendo fine al paradigma delle “3i” (inglese, informatica, impresa)

(7) Tutto questo richiede non solo l’uscita dall’euro, con la conquista di una piena sovranità monetaria, ma pure l’uscita dall’Unione Europea.

Fronte del Dissenso

12 maggio 2026

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