Quando raccoglierò questa sequenza giornaliera, appena vi sarà una conclusione, molto problematica, verrà evidenziata l’incredibile vicenda che sopportiamo: stiamo attuando delle guerre tragiche e relativamente insensate, mentre il terremoto risiede nella robotica, nell’ Intelligenza Artificiale e nella fusione nucleare. Lo dico da anni e ne sarà prova il libro eventuale.
Escono notizie stupefacenti. La Cina ha messo in atto un’impresa produttiva totalmente automatizzata, senza minima presenza umana (Pietro Bonora, “Il Giornale”). E non basta, la Cina domina pressoché totalmente il mercato dei robot umanoidi. Gli Stati Uniti hanno reagito imponendo divieti commerciali. È questo il punto sul quale insisto e voglio ribadire.
Combattere la concorrenza con sanzioni e dazi significa non combatterla. Semplicissimo: se gli altri producono a minor costo, sicuramente troveranno mercato, se tu non produci a basso costo difendendoti con i dazi e con le sanzioni non hai mercato. Se per distruggere il rivale giungi alla guerra, hai tutti i costi della guerra. Sicché venivamo a sapere che gli Stati Uniti hanno penuria degli armamenti e addirittura penuria energetica, che hanno dovuto fare presa alle risorse strategiche per evitare l’eccessivo aumento dei costi energetici. Pertanto la grande potenza mondiale difetta in armi ed energie, mentre la Cina conquista i mercati. Riconosco e l’ho sempre scritto che è problematico competere con la Cina, un miliardo e quattrocento milioni di cittadini, lavoro a minimo costo, elevata tecnologia. Come si fa a competere? La questione sussiste. Ma pare che sanzioni e dazi non vulnerano la Cina. Lo stesso per la Russia, nei confronti della quale, ad impedire l’esportazione di energie, siamo pervenuti addirittura alla guerra. Anche in questo caso con i costi della guerra! Non solo con i costi della guerra, ma perfino con la guerra tra Europa e Russia; giacché l’uso dell’Ucraina sembra ormai logorato, la guerra tra Russia ed Europa avrebbe costi umani ed economici non commensurabili.
Mi limito alla descrizione, spetta ai politici e all’opinione pubblica stabilire la strategia futura. La presente è aperta all’abisso. Per quel che riguarda il conflitto iraniano, tutto è dubbio, ma a quanto sembra l’Iran non ha il minimo interesse a permettere che vi sia un risvolto favorevole al transito dello Stretto di Hormuz, che il Presidente degli Stati Uniti possa rivendicare come successo personale. Ovviamente, questo favorirebbe il Presidente americano nelle elezioni di medio termine.
L’America, certo, si trova in una situazione ardua, è legata a Israele, ma non può dispiacere ai Paesi musulmani del Golfo. Israele ha tutt’altra inclinazione, vorrebbe la guerra tra gli Stati Uniti, l’Iran e tutti i gruppi che considera nemici. Similmente all’Ucraina, che cerca di suscitare un conflitto tra Europa e Russia. Ma gli Stati Uniti, potenza con responsabilità mondiale, sono cauti nell’uno e nell’altro evento. I rapporti con Israele ondeggiano. Pare che Israele abbia rifiutato l’accordo formulato dagli Stati Uniti su Gaza. Il Premier israeliano deve mostrarsi ‘duro’ e favorevole del tutto ai coloni.
In queste traversie si cercano alternative a Hormuz, gli Stati Uniti bloccano Kharg, contro il commercio iraniano, mentre i Paesi del Golfo cercano vie alternative a Hormuz. L’Egitto e il Canale di Suez, ma anche le raffinerie egiziane stanno assumendo un’importanza enorme alternativa. Con una tremenda incognita, che se il conflitto continua, anche Suez può essere vulnerato. Chi vedrà vivrà. Il futuro è enigmatico. Abbiamo consentito all’Ucraina e a Israele di essere i detentori strategici dell’Occidente e il risultato è la guerra perpetua, in quanto sono, con tutto il rispetto per Israele, nazioni che hanno bisogno della guerra. E l’Occidente ha bisogno specialmente dell’Ucraina per avere un grande risultato: i profitti dalle guerre.
* Già ordinario di sociologia all’Università La Sapienza di Roma, scrittore, saggista, poeta.
