“PRO-PAL” CHI? di Giulia Bertotto*

“PRO-PAL” CHE SENTENZIANO SULLA RESISTENZA ARMATA: PRIVILEGIO IDEOLOGICO E SOFT COLONIALISMO

Gaza è oggi un lembo di tonnellate di macerie, cadaveri e liquami su meno di 360 km² sigillati dal mondo. Un campo di sterminio dove dal 2007 nessun giornalista può entrare a documentare e i cronisti locali vengono considerati target dai mirini israeliani.

Sono rigorosamente provate le sistematiche torture con gas e cani nelle carceri israeliane, i cecchini mirano ai bambini, sterminano medici perché non possano curare e operare.

L’occupazione affama madri, gela famiglie nelle tendopoli, spara sulle folle di affamati, attirandoli prima con riso e farina. Anche la natura viene sfruttata per liquidare il popolo palestinese: il caldo per sfiancarli, stenti per eliminarli, ratti e serpi, ancora droni e bombe.

Il colonialismo d’insediamento israeliano procede indisturbato. Tutto il mondo sa di questo massacro sistematico e sadico di indifesi e nessuno sanziona Israele, nemmeno a pensarci poi, una coalizione armata internazionale, perché il sionismo esteso -e non solo Israele- ricatta governi e gruppi influenti. Chiunque denunci i crimini israeliani è antisemita, chi li ostacola terrorista. Il prossimo obiettivo è abilitare giuridicamente il sionismo con una legge aberrante, in una società disumanizzata e assuefatta alla mattanza in diretta. È una legge che dispone il crollo morale italiano e il controllo israeliano assoluto nelle nostre istituzioni.

Finché i palestinesi subiscono ogni prepotenza e vessazione si diffonde scandalo e compassione. Nei cinema, nelle università, nei salotti, nei parlamenti, alle mostre e ai festival.

Ma se gli stessi palestinesi osano ribellarsi col fuoco anche molti dei sedicenti “propal” si stizziscono e gonfiano di superbia dogmatica: “la violenza mai”. Ma “mai” come “perfezione” è una parola del Cielo, non un fatto di terra.

Chi oggi non considera legittima ogni forma di resistenza palestinese, compresa la lotta armata, [NdR: Risoluzione ONU 37/43 del 1982] non può più essere considerato solidale con il movimento per l’autodeteminazione del popolo palestinese.

Chi non ha compreso il legame tra Hamas e Jihad islamica, Hezbollah, le forze iraniane e Ansarallah è ignorante di storia, miope in geopolitica, ideologicamente ambiguo ed eticamente incoerente e non è più da ritenersi un alleato del processo decoloniale palestinese. Ogni utile idiota del sionismo che definisce le bandiere iraniane “divisive” è ormai corresponsabile dell’olocausto palestinese.

Chi dopo più di ottanta anni di occupazione, cento anni dalla dichiarazione Balfour, tre di genocidio in mondovisione storce il suo naso borghese davanti alla resistenza armata, non può più essere considerato amico del popolo palestinese. Chi non comprende che prima di Gaza, Israele e gli Usa hanno tentato di “gazare” Libano e Yemen causando migliaia di morti e milioni di affamati e sfollati, e che lo stanno facendo ancora, non ha davvero compreso cos’ è il sionismo, qual è il suo progetto genocida dell’Asia Occidentale e che non se ne andrà invitato gentilmente a farlo. Chi prova “pena” per i “poveri” palestinesi ma non può superare il proprio tabù neoliberista della lotta armata, non può guidare i movimenti di emancipazione e autodeterminazione palestinese.

Questo è forse l’unico messaggio che resta ormai a noi occidentali e che abbiamo il dovere di mandare, e non certo per autorizzare la resistenza, ma perché ad oggi tutto il resto è soft colonialismo, umanitarismo impotente, paternalismo di chi è (ancora) in salvo.

Il pacifismo è spocchia da pancia piena, privilegio sulla pelle dei palestinesi.

* Giulia Bertotto è giornalista per diverse testate online

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