Dichiarazione di Asse Antimperialista
1. L’Iran ha vinto una partita strategica
La Repubblica Islamica dell’Iran esce da questa fase della Terza Guerra Mondiale a pezzi come uno dei pochi attori realmente vittoriosi nello scontro con l’asse occidentale e sionista. Nonostante decenni di guerra ibrida, sanzioni devastanti, infiltrazioni e tentativi continui di destabilizzazione interna, l’Iran ha rafforzato il proprio ruolo.
Dal 28 febbraio in poi – ma in realtà fin dal dicembre 2025 tramite i tentativi di cavalcare il malcontento sociale e le difficoltà economiche – gli Americano-sionisti hanno cercato di logorare la dirigenza iraniana per portare il paese al collasso. L’obiettivo finale era chiaro fin dai primissimi giorni:
- cambio di regime;
- eliminazione della leadership (fra cui il martirio di Ali Khamenei, come figura simbolica, politica e di garante);
- riduzione dell’Iran a Stato vassallo, con il ritorno dello Shah guardiano dello stretto;
- neutralizzazione del suo ruolo regionale e di bastione antisionista.
2. Perché l’Iran era ed è il nodo centrale
L’Iran non è uno Stato qualsiasi: è l’anello di congiunzione tra Asia centrale, Medio Oriente e asse eurasiatico emergente. Con una storia millenaria, questo paese è in grado di esercitare un’influenza, sia sui suoi vicini, sia sul commercio internazionale, grazie al controllo strategico dello Stretto di Hormuz. Ecco il motivo per il quale gli imperialisti volevano assolutamente decapitare e recidere alla base la dirigenza iraniana:
- perché l’Iran, con la sua politica, rompe l’accerchiamento occidentale nella regione;
- perché si oppone all’egemonia israeliana nel Vicino Oriente;
- perché rappresenta un ponte politico ed energetico per il mondo multipolare nascente.
Distruggere o piegare l’Iran significava ridisegnare completamente il Medio Oriente a favore dell’asse USA–Israele, cancellare l’enorme eredità e sapienza della dottrina dell’Islam politico e della rivoluzione del 1979.
Questo progetto oggi è fallito.
3. La risposta iraniana: resistenza, pazienza strategica, deterrenza e contro accerchiamento
L’Iran non ha subito passivamente: ha costruito una risposta politica e militare di lungo periodo.
- controllo strategico dello Stretto di Hormuz, arteria vitale del commercio energetico mondiale;
- rafforzamento della deterrenza regionale, con nuove metodologie di guerra antimperialista (utilizzo massimo di droni e missili balistici);
- consolidamento dell’asse della resistenza con Hezbollah, Hamas e le milizie Houthi in Yemen;
- colpendo direttamente i principali alleati americani nell’area, come le monarchie del Golfo, dipendenti dal commercio di idrocarburi.
Il risultato è stato uno solo: chi voleva accerchiare l’Iran oggi si ritrova a fare i conti con un Medio Oriente in cui i vecchi equilibri segnati dall’egemonia dell’asse Usa-Israele sono saltati (inclusi gli accordi di Abramo, ormai defunti). Al contrario, l’Iran è diventato il perno dei nuovi assetti regionali che avranno conseguenze a scala globale.
4. Israele sempre più isolato
La narrativa dell’egemonia israeliana nel Medio Oriente mostra crepe profonde. Nonostante gli sforzi profusi da Tel Aviv il piano di una Grande Israele è lontano dal realizzarsi. La vittoria iraniana consente, inoltre, alla Resistenza palestinese di riprendere fiato dopo tre anni durissimi.
L’accerchiamento militare e politico non riguarda più l’Iran, ma Israele stesso, che si deve misurare con:
- più fronti regionali attivabili, fino a 7;
- un vicino di casa, il Libano, in cui Hezbollah ha dimostrato una profonda capacità di resistere e notevole pensiero strategico;
- una Siria sempre più vicina ad Ankara, secondo grande nemico israeliano nel Vicino Oriente;
- una crisi di immagine e diplomatica con molti dei suoi partner occidentali, fra cui gli Europei, messi già sotto pressione nei mesi scorsi di fronte al drammatico genocidio palestinese.
5. La ristrutturazione regionale: Siria, Golfo, BRICS
La caduta della Siria Assadista ha sì prodotto un momentaneo indebolimento dell’Iran, ma non ha detto le sorti del conflitto regionale e non ha rappresentato una tragedia per le forze antimperialiste, come da alcuni era stato paventato.
- la Siria resta un campo di competizione aperta, in cui la Turchia minaccia sempre più da vicino lo Stato Ebraico;
- le monarchie del Golfo, pesantemente colpite, escono indebolite da questo conflitto e più divise di prima, soprattutto dopo l’uscita degli Emirati Arabi Uniti dall’Opec;
- i BRICS continuano a rappresentare uno spazio di manovra alternativo all’Occidente, sebbene le contraddizioni all’interno di questa organizzazione necessitino chiarimenti;
In questo scenario, l’Iran, tuttavia, non è isolato; nonostante l’altissimo prezzo di vite umane pagato, è uno dei poli fondamentali del nuovo ordine multipolare nascente.
6. Il fallimento politico dell’Occidente e delle sue narrazioni
L’imperialismo americano, che puntava a distruggere l’Iran dal suo interno, è ricorso a bugie e fake news nel tentativo di isolare la dirigenza di Teheran.
- Il crollo imminente del governo iraniano, mai avvenuto;
- I terribili soprusi subiti dalla popolazione iraniana, inventando enormi massacri.
Se non bastasse, l’attivismo della diaspora monarchica ha rappresentato un elemento di ulteriore scompiglio e disinformazione. Ancora più grave, infine, è la posizione di larghissima parte della sinistra occidentale, anche quella che si definisce apertamente antimperialista, incapace di riconoscere la natura reale dello scontro in corso, oscillando tra silenzi, ambiguità o allineamenti indiretti con le narrazioni euro-atlantiche.
Tali posizioni, di fronte alla schiacciante vittoria iraniana, meritano prese di responsabilità gravi da parte dei quadri dirigenti di queste organizzazioni che, al termine della mediaticizzazione del genocidio palestinese, non hanno saputo dimostrare la solidarietà politica dovuta alla Repubblica Islamica.
7. Conclusione: una vittoria storica del campo della resistenza
Nonostante le pressioni, le sanzioni e le guerre indirette, la Repubblica Islamica dell’Iran non solo resiste, ma esce rafforzata da questo conflitto, che fa seguito alla vittoria già conseguita de facto nella guerra dei 12 giorni dell’anno scorso. Trump, con il cessate il fuoco, ha dovuto accettare che Teheran si impone come potenza regionale e globale di fatto. Il cessate il fuoco e la fase di trattative non rappresentano una vittoria occidentale, ma il riconoscimento implicito della vittoria dell’Asse della Resistenza e la conferma che la tendenza verso un mondo multilaterale è già in corso.
L’Iran non accetterà nessun padrone.
ASSE ANTIMPERIALISTA 24 giugno 2026
