Riteniamo opportuno, come coordinamento “Asse antimperialista”, esporre il nostro punto di vista circa gli ultimi avvenimenti relativi alla Global Sumud Flotilla che, in questa fase, hanno ottenuto un impatto politico significativo, dimostrato anche dall’attenzione mediatica, insolitamente corretta, e amplificato enormemente dal brutale trattamento riservato agli attivisti dopo l’illegale sequestro in acque internazionali.
Il contrasto tra le intenzioni dichiarate della missione – portare aiuti umanitari a Gaza rompendo l’illegittimo blocco israeliano – e la violenza della risposta israeliana, ha creato un cortocircuito narrativo difficile da gestire per Tel Aviv. Le immagini degli attivisti sequestrati, umiliati e feriti, le testimonianze sulle condizioni di detenzione (illegale) e il comportamento gratuitamente aggressivo delle forze di sicurezza sotto la gestione di Ben Gvir, hanno trasformato quella che doveva essere un’operazione definita di “intercettazione di routine”, dimostrativa della potenza israeliana, in una crisi di immagine internazionale.
Per quel filo di razzismo – non dichiarabile ma indiscutibilmente presente nella nostra classe politica e mediatica – le immagini di cittadini europei umiliati e malmenati sono riuscite a scuotere media e politici generalmente indifferenti alle torture e ai rapimenti di migliaia di cittadini palestinesi, pratica abituale del cosiddetto democratico Stato di Israele. Tutto questo ha riacceso il dibattito sulla illegalità del blocco di Gaza, un tema che rischiava di scivolare nell’indifferenza generale
Altro elemento degno di nota, scaturito dal trattamento riservato ai membri della flotilla, è stato l’evidenziarsi delle contraddizioni interne israeliane. La linea del ministro Ben Gvir, esposta con arrogante convinzione di impunità sotto i riflettori internazionali, ha messo in imbarazzo quei settori del governo genocidario che ancora si preoccupano della reputazione internazionale dell’entità sionista
È evidente che le flottiglie, sebbene mosse da intenti umanitari piuttosto che di sostegno politico alla resistenza contro l’occupazione, sono diventate un simbolo riconoscibile, capace di attirare attivisti da decine di paesi e di mantenere viva l’attenzione sulla questione palestinese in un momento di saturazione mediatica in cui il termine “terrorismo” attribuito alla resistenza attiva, riesce a soggiogare quella parte di opinione pubblica domata dalla comunicazione del mainstream.
Anche se l’impatto politico diretto sul criminale progetto israeliano resta lontano e praticamente impossibile da spezzare con le flottiglie umanitarie, tuttavia, come strumento di pressione simbolica e di delegittimazione della narrativa ufficiale israeliana, va riconosciuto al piano della Global Sumud Flotilla e, nella fattispecie, a quest’ultimo coraggioso viaggio, di aver assolto alla sua funzione. La brutalità mostrata con orgoglio sionista da Ben Gvir ha fatto sì che questa funzione si sia accentuata e che abbia parimenti risvegliato l’attenzione sul criminale trattamento riservato ai prigionieri palestinesi presi in ostaggio da Israele – quando non direttamente assassinati – nella più totale impunità internazionale.
Concludiamo esprimendo il nostro sincero apprezzamento umano verso i componenti della Global Sumud Flotilla e il nostro sostegno politico verso la resistenza dei popoli in lotta contro ogni forma di oppressione e di espansionismo imperialista.
Coordinamento “Asse Antimperialista”

Se vogliamo liberarci dell’occidentalizzazione distruttiva del mondo dobbiamo riconoscere l’esistenza del dolore degli altri. Non possiamo avere anche l’egemonia in questo campo. Ricordo di aver visto tanti anni fa un film statunitense che mostra come cambia la vita di un americano medio, sposato con due figli, ben inserito nella propria comunità bianca e razzista, la mattina che svegliandosi scopre con sconcertato di essere diventato nero. Nel finale, dopo peripezie immaginabili a tutti, lo vediamo trasformato in adepto delle Black Panters… Nel nostro caso invece i coraggiosi partecipanti alle varie Flotilla non diventano palestinesi, si sostituiscono, usurpano momentaneamente l’interesse mediatico alle vere vittime. Voi direte che l’interesse viene sollecitato proprio da questi militanti perché facenti parte del nostro mondo occidentale, riuscendo ad attirare la poca attenzione su decenni di sionismo, smascherandolo ai più. Trovo in questo un lieve antirazzismo razzista, questo mettersi al posto di… come a dire: vediamo se osano fare a noi – noi…teniamo presente – quello che fanno a loro…
C’è qualcosa di urtante in tutto questo.
Al presidio in sostegno della Flotilla a Brescia non c’erano palestinesi, possiamo riflettere su questo????
Cosa provano, come vivono questo interessamento mediatico e politico verso i nostri, quando vivono quotidianamente l’indifferenza al loro dolore e sanno che di loro, vittime del genocidio, frega poco a tutti?
Noi per primi dovremmo porci come obiettivo quello di dar voce alla loro voce, o parliamo sempre e ancora per loro?
perché questo maligno pensiero? perché credi che i volontari della flotilla, di terra o di mare che sia, con le loro azioni, si mettono al posto dei palestinesi usurpandone ruolo e visibilità? secondo te sarebbe meglio che le flotille non ci fossero? e a che pro? chi ne trae vantaggio? La Flotilla è senza dubbio una missione in stile umanitario, che non risolve il problema politico dello stato sionista che ruba e sottrae con ogni mezzo possibile la terra ai legittimi abitanti palestinesi, e che vuole eliminarli fisicamente per eliminare alla radice il problema dell’esistenza dello stato sionista in territorio d’altri. Ma un problema politico simile, la Resistenza può risolverlo o gli “Stati amici” che dichiarano guerra allo stato sionista. Nel frattempo, voci si alzano a rompere qualsiasi muro di silenzio, ed ecco la Flotilla con l’obiettivo dichiarato di rompere l’assedio di Gaza in modo pacifico. Mettendoci i propri corpi, rischiando la propria pelle, perché questo è se si ha a che fare con i sionisti e magari qualche governo si deciderà a prendere iniziative per i propri cittadini contro israele. La Resistenza Palestinese ha chiesto di supportare la Flotilla, abbiamo il dovere di farlo. Che poi israele abbia dimostrato al mondo intero che non guarda in faccia neppure gli occidentali, lo sa bene chiunque abbia partecipato, organizzato e si sia impegnato in una qualsiasi missione pro Gaza e Palestina.
Sorvolo sulla malignità del mio commento, altrimenti non ti risponderei nemmeno.
Tutti stanno recuperando la Flotilla, persino il nostro comune che ha approvato a fine gennaio 2024 una mozione bipartisan per l’adozione della Strategia Nazionale di lotta all’antisemitismo e delle linee guida scolastiche con un testo che impegna l’amministrazione a recepire la definizione di antisemitismo dell’IHRA (Alleanza Internazionale per la Memoria dell’Olocausto).
Che dire… La Flotilla piace perché c’è di mezzo quell’umanitario che non fa male a Israele. Mentre nessuno di quei compagni che ora si mettono a terra mimando i coraggiosi, e lo scrivo perché lo penso, che sono stati obbligati a farlo dai soldati di Israele, sostiene o sosterrà l’Iran unico paese, insieme agli Houthi, che ha risposto pan per focaccia ai sionisti.
Dobbiamo sempre essere perdenti… Schierarsi comporta troppi rischi.
..
Il Momento è diffcile, ma sullo schierarsi, non può ignorare noi, l’Asse Antimperialista e diverse altre realtà. E anche fra quelli che “si mettono a terra mimando i coraggiosi”, ce ne sono dalla parte giusta.