Incapaci di rispondere ai problemi energetici dell’oggi, i nuclearisti più incalliti tornano a propinarci le loro ricette per un domani assai lontano. Peccato che lo facciano con i loro soliti argomenti, tanto fallaci quanto stantii.
È il caso delle tre pagine di apertura dell’inserto economico del Corriere della Sera del 14 settembre, dove Ferruccio De Bortoli sproloquia sul tema. Lo fa con tre argomenti triti e ritriti: la decarbonizzazione, le bollette, il buio. Con quest’ultima prospettiva nel ruolo di arma risolutiva di ogni possibile dibattito.
Questa la sua premessa:
«Sono in molti a ritenere, dati alla mano, che senza l’apporto futuro, ancora purtroppo ipotetico, del nucleare non si riuscirà a soddisfare l’esplosione della domanda di elettricità, incrementata per esempio dai data center, né a raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione, né tantomeno a ridurre il costo delle bollette».
Decarbonizzazione? Da anni denunciamo come l’insistenza sulla questione sia funzionale al rilancio del nucleare, ma anche a voler accettare la narrazione dominante sul clima i conti non tornerebbero comunque. Visti i tempi di costruzione delle centrali atomiche, se davvero volessimo accettare il folle “non c’è più tempo” del catastrofismo climatico, la prima fonte da abbandonare sarebbe proprio il nucleare.
Le bollette? Ecco, sentir parlare di bollette certi liberisti a tutto tondo fa bollire il sangue. Sono infatti gli stessi che nulla dicono sulla speculazione (e sui profitti) delle compagnie energetiche, che tacciono di fronte ai perversi meccanismi della Borsa elettrica. Quei meccanismi che consentono ai grandi produttori di energia rinnovabile di ottenere prezzi anche dieci volte superiori a quanto loro stessi hanno offerto. Una truffa legalizzata che finisce per aumentare del 60% il prezzo finale per le famiglie italiane. A De Bortoli – che almeno su questo dovrebbe avere la decenza di tacere – ricordiamo solo che secondo l’Aie (Agenzia internazionale per l’energia) il costo medio del megawattora nucleare, calcolato sul ciclo di vita degli impianti, è il triplo di quello ottenuto da fonti rinnovabili. Altro che riduzione delle bollette!
Ma veniamo adesso alla questione del “buio”, un tema che merita qualche parola in più. Il buio fa paura, ma se caleranno le tenebre sarà solo per le loro guerre o per le loro follie, come ad esempio la corsa ai data center per alimentare l’intelligenza artificiale. Ma di questo non si deve parlare…
L’argomento del “buio” data dagli anni ’70 del secolo scorso, quando la propaganda diceva che senza l’atomo saremmo ben presto “tornati alla candela”. Sappiamo tutti come sono andate invece le cose. Nei 50 anni successivi (cinquanta) il nucleare è restato al palo e le candele al loro posto, ma per i nuclearisti pare impossibile rinunciare a questa evidente fesseria. Segno della pochezza delle loro ragioni.
Nel 2025 il nucleare ha coperto infatti il 9% della produzione elettrica mondiale, praticamente la stessa percentuale del 1980 (8,5%), ma nel frattempo ha compiuto una parabola significativa assai. Se fino al 1995 la sua quota è comunque cresciuta, raggiungendo in quell’anno il picco del 17,4%, da allora il calo è stato costante: 16% nel 2000, 13% nel 2010, 10% nel 2020, fino al già citato 9% dell’anno scorso.
Insomma, se l’Italia dopo il referendum del 1987 ha abbandonato del tutto l’energia nucleare, non è che il resto del mondo abbia percorso la strada opposta, come invece vorrebbero farci credere i nuclearisti di casa nostra. Che in effetti sono a corto di argomenti. Non potendo e non volendo parlare del passato, così prova a cavarsela il De Bortoli sul presente:
«Berlino sta ripensando agli effetti negativi della chiusura del nucleare e anche la Svizzera discute sull’opportunità di continuare a costruire centrali atomiche».
Ecco come si costruiscono le false narrazioni. Anziché partire dal fatto – proprio come l’Italia, la Germania ha chiuso definitivamente le proprie centrali atomiche nel 2023 – lo si rovescia dicendo che in quel paese qualcuno vorrebbe rimettere in discussione quella scelta. Notiziona! Mica ce li abbiamo solo noi i De Bortoli!
Il quale si aggrappa poi alla Svizzera. Qui, nel giugno scorso, il parlamento ha ribaltato l’esito del referendum del 2017 (sempre democratici i nuclearisti…) che aveva approvato lo spegnimento progressivo delle centrali atomiche ed il divieto di costruirne di nuove. Adesso si dovrebbe andare ad un nuovo referendum e vedremo quale sarà l’esito, ma se la Svizzera è il punto forte dei fautori del nucleare, tanto bene non son messi.
Ma torniamo al “buio”. Un tema sollevato dal De Bortoli è quello, veramente rancido e fuorviante, degli acquisti di energia elettrica dalla Francia. L’abbiamo scritto mille volte, ma giova ricordarlo, questa importazione non ha nulla a che fare (come invece si vorrebbe far credere) con una carenza di capacità produttiva del nostro Paese, che di capacità ne ha perfino in eccesso. La cosa dovrebbe essere evidente anche a uno come il De Bortoli, visto che gli acquisti avvengono solo ed esclusivamente di notte, quando il consumo è circa la metà di quello delle ore diurne.
E perché avvengono di notte? Forse per nasconderli nell’oscurità agli ignari italiani che hanno avuto l’ardire di bocciare il nucleare in ben due referendum? No, solo perché in quelle ore convengono sia alla Francia che all’Italia. E convengono perché la rigidità imposta dalla folle nuclearizzazione del sistema francese – le centrali atomiche non si spengono premendo semplicemente un pulsante – determina un surplus nelle ore notturne, che la Francia può smaltire o dissipandolo a gratis, o svendendolo a prezzi ultra-convenienti ai paesi confinanti, tra questi l’Italia. Che se ne avvale per una banale convenienza economica ed una casuale circostanza geografica, di certo non per un’esigenza energetica. Non a caso, anche tutti gli altri paesi confinanti (Spagna, Svizzera, Germania, Belgio e Gran Bretagna) la notte importano dalla Francia.
Tutto qui. Nessuna carenza, nessuna dipendenza dal sacro nucleare francese. Che, fra l’altro, è l’unico al mondo nel suo genere. Per dipendenza dal nucleare, la Francia è infatti un unicum. Una situazione che implica oltretutto dei rischi enormi. Abbiamo visto in Ucraina cosa rappresentino le centrali nucleari in un paese in guerra, ma ben pochi hanno riflettuto su cosa accadrebbe in Francia nel caso di un black out come quello spagnolo dell’aprile 2025.
Se nel paese iberico – dopo un black out causato anzitutto dall’applicazione della logica liberista al sistema elettrico (leggi QUI) – la “riaccensione” fu tutto sommato abbastanza rapida, in un sistema nuclearizzato (e dunque rigido) come quello transalpino essa avrebbe richiesto tempi enormemente più lunghi. Ma anche di questo meglio non parlare.
Che dire allora di un’editorialista che prende la Francia a modello? Un modello che, chissà perché, nessuno ha voluto replicare, basato su una fonte energetica comunque in declino nel mondo e con costi sempre più elevati?
Francamente, l’unica cosa che ci viene da pensare è che il buio sia più che altro nella testa del De Bortoli, che nelle sue paginate non ha trovato lo spazio per parlare né della speculazione sui prezzi energetici (non sia mai!), né tantomeno degli effetti della guerra. Eppure, se il prezzo del petrolio cresce e quello del gas è triplicato negli ultimi 10 mesi, sappiamo tutti qual è la causa.
La Nato è “andata ad abbaiare alle porte della Russia” (copyright Papa Francesco) e Trump ha provato a cancellare (parole sue) l’Iran. Da qui, da queste scelte, l’attuale situazione energetica. Che, sia chiaro, potrebbe rapidamente peggiorare. Fermare subito la guerra è la scelta necessaria, altro che il nucleare del De Bortoli, del governo Meloni e della fitta schiera di lobbysti interessati che ce lo vorrebbe imporre!
PS – Ci permettiamo infine una breve aggiunta, perché c’è una questione che il De Bortoli tocca di striscio, ma che è piuttosto illuminante su come la pensano lorsignori: i data center. L’editorialista del Corsera li cita, ma senza mettere in discussione l’esplosione dei consumi elettrici dovuta a questi mostri energivori. Eppure si tratta di enormi consumi aggiuntivi, che l’Aie quantifica in 245 miliardi di chilowattora già nel 2024, con una previsione di 945 miliardi al 2030. Il 3% del consumo mondiale di energia elettrica, tre volte quello dell’Italia intera!
La cosa grida vendetta. Basti pensare agli articoli scritti da un sodale del De Bortoli, il nuclearista Carlo Cottarelli, contro la riduzione delle accise sui carburanti del governo Meloni: per il mancato premier del 2018 quel modestissimo intervento sarebbe sbagliato perché impedirebbe la necessaria diminuzione dei consumi. Dunque, i pendolari imparino ad andare a piedi, mentre ai colossi dell’AI tutto dev’essere permesso: ecco la morale di questi moralisti.
