USS Lincoln in crisi: porterà a una resistenza nelle forze armate?
16 agosto — I principali media statunitensi hanno dato notizia del collasso della linea di rifornimento della flotta da guerra degli USA nella regione dell’Asia occidentale. Migliaia di militari a bordo di portaerei e altre navi da guerra nella regione hanno affrontato condizioni di lavoro estenuanti, rischi per la sicurezza sul ponte, carenza di rifornimenti e di cibo, contaminazione dell’acqua e interruzioni del servizio postale.
Lo riferiscono i loro familiari, che hanno manifestato la propria rabbia durante un’assemblea pubblica virtuale del 7 agosto con alti ufficiali della Marina usamericana a San Diego. MS NOW ha riferito delle discussioni, poi riprese dai giornali militari, dal Guardian e successivamente dal New York Times e da altri media.
Il portavoce del Pentagono, viceammiraglio Douglas Verissimo, ha attribuito l’impossibilità di consegnare posta e rifornimenti alla messa fuori uso, da parte dell’Iran, della base navale statunitense in Bahrein, un nodo logistico.
Le condizioni sulle navi hanno provocato crisi di salute mentale, con scarsa o nulla assistenza psicologica disponibile, e tentativi di suicidio, riportati persino dai media aziendali.
L’ampia copertura giornalistica sul deterioramento delle condizioni a bordo della portaerei a propulsione nucleare USS Abraham Lincoln ha messo in evidenza un profondo cambiamento di atteggiamento, almeno tra il personale di truppa (non ufficiali). È ciò che i vertici della Marina definiscono «demoralizzazione».
Il primo passo
Nella storia militare, ciò che appare come demoralizzazione è spesso il primo passo verso una maggiore consapevolezza: la consapevolezza che chi ti impartisce ordini e determina la tua vita non agisce né nel tuo interesse né per qualche ideale, ma per servire gli interessi degli ultraricchi che dominano la società.
Almeno una parte del personale del ponte di volo sa che una quota crescente della popolazione negli USA considera le attività dell’USS Lincoln come crimini di guerra. Lo scorso dicembre, una mezza dozzina di veterani militari membri del Congresso statunitense hanno dichiarato pubblicamente che il personale militare degli USA ha non solo il diritto, ma anche il dovere di disobbedire agli ordini di commettere tali crimini di guerra.
Il primo passo verso il cambiamento di coscienza sull’USS Lincoln arriva dopo oltre nove mesi di missione di combattimento senza tempo a terra. Sul Lincoln ci sono 5.000 persone e il personale di truppa sul ponte di volo ha per lo più tra i 18 e i 22 anni. Spesso lavora turni di 16 ore. La nave è come una fabbrica gigantesca che, dopo nove mesi in mare, deve sembrare una prigione.
Non sorprende che alcuni membri della Marina siano «demoralizzati». Non sorprende che alcuni abbiano tentato il suicidio. E sorprende ancora meno che molti loro familiari siano furibondi con i massimi dirigenti della Marina.
E non è difficile immaginare che siano tutti furiosi con il comandante in capo MAGA e con il suo sicofante al Pentagono, Pete Hegseth. Entrambi hanno liquidato le preoccupazioni dei familiari. Hanno trattato i marinai e le loro famiglie come utile carne da cannone. E, a differenza della maggior parte dei governi usamericani del recente passato, lo hanno fatto con aperta arroganza.
Che fare?
Di fronte a questa rapida estensione della lotta, il movimento contro la guerra e antimperialista deve valutare come rispondere alla nuova sfida. Che cosa può fare il movimento per aiutare i familiari a far arrivare il loro messaggio alla popolazione? Che cosa si può fare per garantire che il personale militare di base rimanga in contatto con i propri familiari e con la popolazione degli Stati Uniti?
Organizzazioni come Veterans For Peace hanno fatto conoscere il diritto dei militari a rifiutarsi di obbedire a ordini illegali e incostituzionali, come gli ordini di commettere crimini di guerra. Hanno svolto iniziative installando cartelloni vicino a molte basi negli USA e nel mondo. Altri gruppi hanno offerto consulenza legale. Tutto ciò è positivo.
Ma il movimento deve tenere conto di ciò che sta dietro ai servizi dei media aziendali sui fallimenti dell’amministrazione MAGA. La critica dei media riflette una lotta tra diversi settori dei gruppi dominanti della società statunitense: molti considerano il regime MAGA incapace di difendere ed espandere gli interessi imperialisti degli Stati Uniti. Se questa lotta crea un’apertura temporanea, il movimento deve incoraggiare una resistenza indipendente da entrambe le fazioni dominanti.
Il movimento può anche promuovere l’idea che il personale di base delle Forze armate usamericane abbia il diritto di formare una propria organizzazione, proprio come i lavoratori formerebbero un sindacato?
Il movimento può chiedere che il personale militare e i suoi familiari abbiano accesso a media di ogni tipo e il diritto di riferire ciò che sta accadendo loro e di esprimere le proprie opinioni al riguardo?
La forma concreta di qualsiasi organizzazione del personale in servizio attivo dovrà nascere dai suoi stessi bisogni e riflettere le sue rivendicazioni, ma il movimento può cominciare a trovare modi per offrire sostegno. I veterani contrari alle precedenti guerre di aggressione usamericani — contro Vietnam, Iraq e Afghanistan, per esempio — possono svolgere un ruolo prezioso in questo lavoro, come hanno già iniziato a fare.
* Fonte: Tlaxcala
