Si è concluso ieri il processo a carico dei militanti di Action Palestine Samuel Corner (23 anni), Charlotte Head (29 anni), Leona Kamio (30 anni), Fatema Zainab Rajwani (21 anni), Zoe Rogers (22 anni), Jordan Devlin (31 anni) i quali erano stati arrestati il 6 agosto 2024, in flagranza durante un blitz presso una struttura di ricerca e sviluppo della fabbrica di armi israeliana Elbit Systems a Filton (Bristol). In cinque sono stati rilasciati su cauzione già ieri sera, mentre restano ancora in custodia cautelare e in attesa di processo gli altri 18 militanti tutti accusati per i fatti di Filton (sono i Filton 24).
Il processo dei 6 ragazzi è iniziato a novembre ’25 e dopo 18 mesi di custodia cautelare, è arrivata l’assoluzione dall’accusa di furto aggravato con scasso, la più grave, per la quale rischiavano l’ergastolo. Tre di loro sono stati assolti anche dall’accusa di disordine violento, mentre non è stato raggiunto alcun verdetto dalla giuria sull’accusa di danneggiamento, motivo per cui il Pubblico Ministero (Crown Prosecution Service) valuterà l’opportunità di richiedere un nuovo processo dandone comunicazione al tribunale entro sette giorni.
È una vittoria per Palestine Action.
La giuria, dimostrando di resistere a pressioni di ordine politico e di propaganda mediatica, ha valutato con equità, e concordando con la linea della difesa, si è rifiutata di fatto di condannare gli imputati per una qualsiasi delle accuse, votando secondo coscienza. Ha capito che non sono quelli che distruggono i droni israeliani ad essere colpevoli, piuttosto è colpevole chi usa tali armi per commettere genocidio a Gaza.
Gli imputati hanno sempre negato di aver avuto l’intenzione di nuocere o far del male in qualche modo alle persone. Il loro blitz, con mazze e vernici in mano, era un tentativo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul genocidio in corso a Gaza, reso possibile anche dalle armi prodotte nelle fabbriche inglesi della Elbit System, come i droni quadricotteri da loro presi di mira.
Questo processo ha rivelato come la legge inglese contro il terrorismo e lo spauracchio della sicurezza nazionale vengano utilizzati per mettere a tacere il dissenso e nascondere la complicità statale con i crimini di guerra israeliani, mentre la custodia cautelare è stata utilizzata non solo per punizione preventiva, ma soprattutto per scoraggiare chiunque dallo sfidare il più grande produttore di armi israeliano.
I familiari e gli amici, i militanti e gli attivisti chiedono ora il rilascio su cauzione di tutti i Filton 24.
Significativo che la loro pressione e solidarietà insieme alle proteste da dietro le sbarre (non ultimo il durissimo sciopero della fame, sospeso definitivamente solo il 27 gennaio scorso) hanno fatto si che sia stato approvato, grazie ad un giudice della Corte d’Appello scozzese, il riesame della proscrizione di Palestine Action, l’udienza è stata fissata per il prossimo 23 febbraio.
Ancora più significativo, nell’ambito della solidarietà con la Palestine, che siano riusciti ad ottenere lo stralcio, da parte del governo, di un contratto da 2 miliardi di sterline con la Elbit System Uk per l’addestramento dell’esercito britannico.
Che questa vicenda sia un monito ed un esempio qui in Italia per tutti coloro che lottano per la fine del genocidio e per una Palestina libera e sia d’ispirazione per affrontare l’altrettanto dura battaglia per la liberazione di Mohammad Hannoun e degli altri palestinesi arrestati, anche loro “colpevoli di solidarietà”.
Firma l’Appello, scrivi una mail a Hannoun-Palestinesi-Liberi@protonmail.com
