I KILLER DI SUA MAESTÀ di Daniela Di Marco

Stanno ammazzando Heba Muraisi. Ha solo 31 anni, non ha commesso alcun reato ma porta il peso di due grandi “imperdonabili” colpe: è una donna palestinese, è una militante.

Ma procediamo con ordine. Heba è stata arrestata all’alba del 19 novembre 2024, in quella che è stata la terza ondata di arresti per i sabotaggi fatti nello stabilimento di Elbit System a Filton (vicino Bristol)[1] compiuti da militanti di Palestine Action.

Il suo processo dovrebbe iniziare nel giugno 2026, cioè dopo oltre un anno di misura cautelare in più rispetto i 6 mesi consentiti dalla legge britannica, senza alcuna condanna ma sotto lo stesso regime riservato agli imputati di gravi atti di terrorismo armato.

Come ho già avuto modo di scrivere, gli attivisti di Palestine Action sono detenuti in regime di carcere duro, senza processo, sulla base del britannico Terrorism Act del 2000, utilizzato in modo indiscriminato. Si badi che le accuse con cui li tengono in custodia cautelare non attengono ad atti di terrorismo ma solo a reati comuni come furto, disordine etc; inoltre Palestine Action è stata dichiarata organizzazione terroristica solo dopo gli arresti[2], e da allora le condizioni carcerarie, già pesanti, sono ulteriormente peggiorate.

Nell’ottobre del 2025 con una lettera consegnata anche al Ministero dell’Interno e firmata dai Prisoners for Palestine, il gruppo di attivisti annunciava uno sciopero della fame con inizio il 2 novembre 2025, anniversario della Dichiarazione di Balfour[3], data simbolicamente scelta proprio per sottolineare il forte legame tra il passato coloniale inglese e la sua attuale complicità nel sostegno militare e politico ad Israele ed al genocidio in corso.

Così ha avuto inizio il più grande sciopero della fame coordinato in carcere degli ultimi 40 anni, come qualcuno ha fatto notare, il precedente è quello di Bobby Sands e dei militanti dell’Ira nei primi anni ’80.

Lo sciopero non è stato fatto ad intermittenza. Hanno iniziato in otto. Sono andati avanti fino a compromettere le funzioni vitali. Qualcuno lo ha interrotto in extremis. Oggi lo stanno portando avanti in tre, e un quarto, Umer Khalid lo sta iniziando di nuovo.

Ecco che torniamo ad Heba Muraisi, oggi al suo 72esimo giorno. Dicono con spasmi muscolari, perdita di coscienza, dolori atroci. Heba che fra l’altro lo scorso ottobre è stata trasferita a chilometri di distanza dalla propria famiglia e dalla madre malata, da HMP Bronzefield a HMP New Hall[4].

Kamran Ahmed è al 65esimo giorno, Lewie al 51esimo.

Li stanno lasciando morire, senza battere un ciglio.

Non sono valsi a nulla la lettera di 800 fra medici, avvocati e familiari al vicepremier, segretario di Stato per la Giustizia e lord Cancelliere David Lammy perché accetti di incontrare i loro avvocati prima che ci siano vittime, né le interrogazioni parlamentari al premier Keir Starmer con la stessa richiesta, né le tante manifestazioni in solidarietà e sostegno agli scioperanti, né le preoccupazioni e i richiami dei relatori dell’ONU per le condizioni di detenzione dei prigionieri.

Posta la totale e completa aberrazione che un paese come l’Inghilterra, con nomea di essere “civile e democratico”, attraverso una legge, definisca terrorista un movimento non violento, che pratica disobbedienza civile e azioni dirette di disturbo per opporsi ad un genocidio; è davvero incredibile l’arroganza, la prepotenza, il suprematismo dimostrato da Lammy e Starmer nei confronti dei detenuti. Non ne riconoscono l’iniziativa, non vogliono incontrarli, non vogliono riconoscerli come detenuti politici. Non esistono neppure.

Questi due signori che dovrebbero incarnare la giustizia dello Stato, senza dubbio sono i responsabili morali della sorte degli scioperanti. E se continueranno nella loro cecità, saranno i responsabili materiali. Lo stesso identico atteggiamento dei loro alleati genocidi sionisti.

È intollerabile che ciò accada sotto il nostro cielo occidentale, e peggio, se possibile, il silenzio dei media, inglesi in primis, e italiani. Non sta accadendo.

Solo per loro, però. La solidarietà internazionale agli scioperanti si allarga sempre più, la violenza di Israele e dei suoi complici è sotto gli occhi del mondo.

Allora Palestine Action con i suoi ragazzi ci insegna qualcosa di molto importante: primo, colpisci con intelligenza il sistema al cuore economico. Sabota, lesiona, distruggi. Si arrabbieranno, ti colpiranno, ma avranno paura. Secondo, il corpo è un mezzo di resistenza non violenta e anche il carcere può essere trasformato in un luogo di Resistenza.

I militanti non si stanno lasciando morire di fame in carcere, stanno ribaltando l’azione e la narrazione. Con ammirabile coerenza, hanno fatto del loro corpo un’arma contro la violenza e la barbarie genocida israeliana e inglese. Senza indietreggiare.

Sono il dito che indica al mondo un sistema politico e legale disumano disposto a sacrificare vite umane e diritti fondamentali.

Heba concludeva la sua dichiarazione di sciopero con queste parole:

«Non scenderò a compromessi fino a quando tutte le richieste non saranno soddisfatte. Viva l’intifada».

LE RICHIESTE DI PALESTINE ACTION:

  1. Stop alla censura;
  2. Rilascio su cauzione;
  3. Diritto a un processo equo (con pubblicazione dei documenti che il governo ha nascosto);
  4. Revoca della messa al bando di Palestine Action;
  5. Chiusura di Elbit Systems nel Regno Unito (che fornisce armi ad uno stato impegnato in un genocidio)

Si aggiungono le richieste degli scioperanti:

  1. Trasferimento di Heba a HMP Bronzefield
  2. Stop al divieto di riunione
  3. Accesso a tutte le attività e corsi

[1] Il sabotaggio nello stabilimento della Elbit a Filton si è svolto nell’agosto del 2024 e ha portato all’arresto in flagranza di 6 persone. Altre 4 persone sono state prelevate, in diverse zone del paese, giorni dopo, dalla polizia antiterrorismo. Nella retata del 19 novembre 2024 sono stati catturati altri 8. Sono i Filton 18, diventati Filton 24 con gli arresti, legati alla stessa azione, del luglio 2025.

[2] Il Parlamento inglese ha messo al bando Palestine Action come organizzazione terroristica il 2 luglio 2025 con 26 voti contrari e 385 favorevoli. Il divieto è entrato in vigore a partire dal successivo 5 luglio. Infinite le polemiche per quello che è considerato un abuso di potere statutario, discriminatorio, sconsiderato.

[3] Con la Dichiarazione Balfour il 2 novembre 1917, il governo britannico dichiarò il proprio sostegno alla creazione di uno “Stato nazionale ebraico” in Palestina.

[4] HMP ovvero Her/His Majesty’s Prison, la Prigione di sua maestà … sic!!!

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