Quanto emerge dalla vicenda delle carte Epstein sta facendo tremare la cupola globalista. Torneremo sulla questione. Nel frattempo volentieri pubblichiamo queste riflessioni.
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Tutto il mondo ne parla. È uscito tutto.
Tutto l’orrore e le menzogne di quella parte del mondo occidentale che pretende di esportare i suoi ‘valori’ di libertà e democrazia nel resto del pianeta, calpestando, bombardando e annientando tutti gli altri popoli ed essere viventi che non si piegano alle sue regole di potere, dominio e sfruttamento.
Un orrore che fa rabbrividire, menzogne che rivelano relazioni e interessi politici ed economici inimmaginabili, a cui si stenta a credere, troppo lontano dalla capacità comune di comprensione della realtà.
Nei files di Jeffrey Epstein (morto ‘suicida’ il 10 agosto 2019 in carcere), desecretati e pubblicati il 30 gennaio – non si sa perché proprio, e solo, ora – dal Dipartimento di Giustizia americano (U.S. Department of Justice), a seguito dell’Epstein Files Transparency Act, firmato dal presidente Trump il 19 novembre 2025, c’è tutto.
Oltre 3 milioni di documenti – da un archivio di 6 milioni -, di cui più di 2000 video e 180.000 foto, che coinvolgono politici, imprenditori, celebrità. Connessioni, relazioni, interferenze e pressioni tra i vertici politici di numerosi Paesi occidentali. Feste private, ville lussuose con passaggi segreti, un’isola privata, la “Little St. James”, voli verso quell’isola sul “Lolita Express” (il Boeing 727-100 di Epstein), e poi linguaggi cifrati per mascherare perversioni (come i termini “pizza”, “cheese” e “hot-dogs”). Traffico di esseri viventi a fini sessuali. Abusi su ragazze e ragazzi, bambine e bambini. Torture. Ferite. Morti.
Il procuratore generale Todd Blanche ha specificato che non sono state diffuse immagini che mostravano “morte, abusi fisici e ferite”.
Una rete capillare, tessuta da un uomo – solo? -, che ha documentato tutto, tenendo in scacco un’élite di figure di altissimo livello di tutto il mondo occidentale, dall’ambito della politica a quello della finanza e dell’economia, dalla scienza allo spettacolo. Un uomo partito dal nulla, che, in modo geniale ed estremamente malvagio, ha costruito una sua cupola di potere, il “sistema Epstein”. Un sistema fondato su influenze politiche e disponibilità economiche illimitate e sulla possibilità di giocarsi la carta del ricatto, che ha pervaso tutto, come una piovra enorme che con i suoi tentacoli tiene in scacco la terra.
Sono citati Donald Trump, Bill Clinton, Ehud Barak, il principe Andrea Mountbatten-Windsor, Bill Gates, Elon Musk, Mark Zuckerberg, il co-fondatore di Linkedin Reid Hoffman, il co-fondatore di Google Sergey Brin, il politico Lawrence Henry Summers, l’ambasciatore Peter Benjamin Mandelson, l’imprenditore e politico Peter Thiel, l’investitore Leon Black, il linguista e filosofo Noam Chomsky, il produttore cinematografico Harvey Weinstein, e tanti altri politici, imprenditori, attori, registi, cantanti. Ma spuntano anche nomi, luoghi e riferimenti italiani, come l’interesse verso Matteo Salvini.
Un mosaico di documenti confusi e inestricabili, in cui ci si perde tra sfera privata perversa e interessi globali, tra documenti veri, documenti non comprovati, cose false o parzialmente vere. Si perde proprio il filo, perché i fili sono migliaia.
Forse i ‘complottisti’ avevano ragione. Siamo dominati da un’élite di persone disumane, che hanno perso la loro ‘umanità’, se ne sono spogliati, hanno venduto la loro anima per ottenere un potere sconfinato e denaro illimitato, e a cui non importa nulla della gente comune.
Per questo sono indifferenti davanti ai giovani ucraini mandati al macello sul fronte russo, giovani obbligati ad arruolarsi che continuano a morire o a restare mutilati a causa di una guerra fortemente voluta dagli USA e dall’Occidente.
Per questo sono indifferenti davanti alle migliaia di bambini palestinesi rimasti orfani o barbaricamente uccisi o feriti, e fatti letteralmente a pezzi, sventrati, bruciati, amputati, a cui è stato negato il diritto alla vita e all’infanzia per pura bramosia di potere.
Allora la domanda che sorge spontanea è: perché restano tutti impuniti? Perché non si dimettono? Perché non scoppia una rivoluzione?
Perché ci hanno preparato, ci hanno abituato allo scandalo, ad accettare l’orrore, ad accettare l’inaccettabile. E a non credere anche all’evidente, a quello che abbiamo sotto i nostri occhi, a quello che ci mostrano loro stessi.
Con la propaganda, con i media mainstream, con i film di Hollywood, con i video musicali infarciti di messaggi e simboli, pieni di perversioni. Sembrano sciocchezze, è solo un film, è solo un video, ma ci hanno abituato a vedere cose gravissime in artefatti, che fanno sì che poi, se succedono nella realtà, reputiamo meno gravi quelle stesse cose gravissime, a cui ‘visivamente’, siamo già abituati.
E ci hanno abituato a bollare di ‘complottismo’ chiunque non accetta la narrazione dominante, chi non si sottomette alla propaganda, chi dubita, chi pensa, chi s’informa, chi confronta, chi cerca la verità, e chi denuncia.
Hanno demonizzato chi dubita.
Hanno reso accettabile l’inaccettabile.
Ora in diversi si scusano: “I am sorry, sorry for what was done to you, sorry that so many people with power failed you, sorry for having believed Mandelson’s lies and appointed him” (Keir Starmer, UK Prime Minister); oppure “Every minute I spent with him, I regret and I apologize that I did that” (Bill Gates). Ed è finita lì.
Ma questo non basta. Il mondo non può accettare queste scuse.
Le scuse pubbliche a parole non bastano di fronte a questo male assoluto.
Ci vuole giustizia.
Per fortuna esiste anche il bene. Esistono anche altri esempi di umanità. Di esseri umani che, nella storia, hanno predicato, agito e lottato per il bene. Buddha, Gesù, Mahatma Gandhi, Martin Luther King, Nelson Mandela, Maria Teresa di Calcutta, Rosa Parks, e tanti altre e altri. Uomini e donne a cui ispirarsi per non perdere la speranza e trovare la forza per contrastare il male, far emergere la verità e pretendere che la giustizia sia fatta e sia giusta, e costruire un mondo migliore.
* FRONTE del DISSENSO – Emilia Romagna
