DAL COVID ALL’ERA DI PALANTIR di Riccardo Paccosi

Volentieri pubblichiamo le riflessioni di Riccardo Paccosi

L’immagine che meglio sintetizza l’appena conclusosi Forum 2020 sul piano simbolico, non è quella di Trump o del premier canadese intenti nelle rispettive arringhe, bensì quella che vede seduti uno di fronte all’altro il presidente del WEF nonché CEO di BlackRock Larry Fink, con il CEO di Palantir Alex Karp: l’immagine, cioè, restituisce plasticamente allo sguardo l’avvenuta alleanza, perlomeno politica, fra Big Tech e grande finanza. Attraverso un’intervista-celebrazione condotta da Fink, Karp ha rilanciato la sua visione suprematista inaugurando formalmente l’era del dominio di Palantir e della sua applicazione denominata Gotham, “predittiva” dei comportamenti sociali.

Al di là del controllo generalizzato e totale, al di là di un’aggregazione di dati propedeutica al sistema di credito sociale e al di là, soprattutto, della semi-completa privatizzazione della pubblica sicurezza, conoscere la visione del mondo di Palantir significa capire perché una parte dei potentati capitalisti americani abbia deciso di puntare su Trump e sulla sua opera di picconamento degli istituti della globalizzazione.

Di fianco a Palantir, infatti, vi sono i teorici del movimento Dark Enlightenment come Curtis Yarvin e Nick Land. Suddetto movimento teorizza l’abolizione completa del sistema democratico e l’istituzione di mini-stati, o addirittura territori comunali, gestiti in modo assolutistico dai CEO delle corporation.

Per quanto invece concerne specificamente Palantir, sia Alex Karp che il co-fondatore Peter Thiel (l’uomo che ha lanciato il vicepresidente J. D. Vance, il quale fino a pochi anni prima lavorava per lui) enunciano la necessità che lo sviluppo tecnologico delle IA possa avvenire senza freni o limitazioni “etiche” di sorta e, inoltre, che esso si integri nel sistema militare americano al fine di fornire supremazia militare assoluta e definitiva agli Stati Uniti.

Va da sé che queste enunciazioni difficilmente potrebbero combaciare col contesto plurale e normativo della vecchia globalizzazione a guida occidentale, cioè quella che veniva gestita attraverso ONU e asse USA-UE: qualcuno doveva demolire quella macchina difettosa e quel qualcuno, oggi, lo stiamo per l’appunto vedendo all’opera.

Gli esperimenti d’ingegneria sociale vengono svolti e, quando dopo un po’ diventano insostenibili, vengono abbandonati e, di conseguenza, perde egemonia quella rete di potere che li aveva gestiti.

Difatti, abbiamo visto nel giro di soli cinque anni la rete di gestione dell’emergenza pandemica cadere in disgrazia (OMS e Commissione Europea, nonché Democratici USA) oppure ritrovarsi un po’ più ai margini del vertice globale (Bill Gates).

Ma il frutto degli esperimenti d’ingegneria sociale e di trasformazione in senso totalitario permangono come paradigmi di riferimento disvelativi, anche dopo essere stati abbandonati:

1) La dimensione mediatica della post-verità, per esempio, è stata inaugurata l’11 settembre 2001 e, da allora, il confine tra vero e falso, le basi epistemologiche che erano comuni agli esseri umani, sono saltati.

2) Rispetto all’emergenza pandemica, se da una parte l’idea pronunciata pubblicamente dall’OMS d’istituire il distanziamento sociale “anche in assenza di pandemia” (testuale) esprimeva un estremismo insostenibile per il sistema, dall’altra l’aggregazione di dati da parte di soggetti privati, il controllo biometrico e il principio del credito sociale sperimentati su larga scala nel 2020-2021 permangono tutt’oggi assumendo nuove forme.

3) Parimenti, questo esperimento in corso dell’ICE — volto, fra le altre cose, a ri-declinare in senso assolutistico il significato del monopolio della forza da parte dello Stato — un giorno potrebbe fermarsi in ragione degli eccessi perpetrati ma, anche in quel caso, esso permarrebbe come storicamente compreso dalle élite, ripresentandosi con vesti meno plateali che a quel punto non incontrerebbero più alcun dissenso presso l’opinione pubblica.

Questo continuo passare da un’emergenza all’altra e, conseguentemente, da un esperimento d’ingegneria sociale all’altro, fornisce il senso ultimo del bipolarismo e dell’alternanza all’interno dei sistemi neoliberali: gli esseri umani abboccano alla menzogna della polarizzazione fra “destra” e “sinistra” — oppure alla contrapposizione certamente più reale ma nondimeno parziale fra globalismo e nazionalismo — mentre il progetto delle tecnocrazie private di dissolvere le società umane per lasciare spazio alle macchine, staglia su tutto il proprio incontrastato dominio.

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