IL LORO ESEMPIO! di Daniela Di Marco

Al 73esimo giorno di sciopero della fame, Heba ha vinto la sua lotta e ha interrotto lo sciopero della fame assieme a Kamran Ahmed e Lewie Chiaramello, e da mercoledì hanno iniziato a rialimentarsi sotto supervisione medica.

Non sono ancora fuori pericolo, e speriamo che non pagheranno a caro prezzo la loro straordinaria coerenza.

Avevano detto di non essere disposti a scendere a compromessi, e così è stato. Hanno vinto, contro il governo inglese.

Le loro richieste, in extremis, sono state accolte!

A far desistere i tre scioperanti la notizia dell’altro ieri che il contratto da due miliardi di sterline tra la succursale Elbit System Uk, la casa madre israeliana Elbit System e il Ministero della Difesa inglese, stipulato nell’ambito dei programmi per la modernizzazione dell’addestramento dei soldati britannici, è stato stralciato e concesso alla Raytheon.

Certo la Raytheon è una multinazionale americana leader nel settore aerospaziale e della difesa, ma con la mancata ratifica di quel contratto gli scioperanti hanno scongiurato che la Elbit System, il più grande produttore di armi israeliano (fornisce più dell’85% dei droni e dei sistemi terrestri impiegati dall’esercito israeliano nella devastazione di Gaza), diventasse un partner strategico dell’esercito britannico, con un ruolo centrale nel futuro della sua preparazione militare.

Venerdì 9 gennaio, per volere del Ministero della Giustizia, i responsabili nazionali dell’assistenza sanitaria in carcere hanno incontrato i rappresentanti dei prigionieri in sciopero della fame, per discuterne le condizioni carcerarie e le cure necessarie.

Heba Muraisi ha ottenuto il trasferimento nel carcere di Bronzefiled, più vicino alla sua famiglia.

Negli ultimi giorni di sciopero poi la posta è stata finalmente consegnata ai prigionieri, in qualche caso anche con delle scuse per i ritardi, e anche i libri vengono prestati per la lettura.

Prisoners for Palestine informa che sono state infine passate per il processo, ad un ricercatore indipendente del Dipartimento del Commercio, le licenze di esportazione di Elbit System degli ultimi 5 anni e che nelle ultime settimane si sono iscritte centinaia di persone per organizzare azioni contro il complesso militare-industriale genocida, molte più di quante abbiano partecipato con Palestine Action da quando è nata.

Come scrivono nel comunicato: «Gli scioperanti della fame hanno permesso a quelli di noi che avevano paura della repressione statale, di essere coraggiosi, di scendere di nuovo in strada e lottare per la giustizia».

C’è veramente di che gioire, sebbene siano ancora tutti in custodia cautelare e non sia stata revocata la messa al bando di Palestine Action.

La guardia infatti, non è stata abbassata. La protesta continua.

Umer Khalid, detenuto dal luglio del 2025, cui contestano l’incursione nella base RAF di Brize Norton[1], continua ad usare il suo corpo come un’arma contro lo Stato nella ricerca della giustizia.

È in sciopero della fame, da sei giorni.


[1] Dalla base di Brize Norton partono quotidianamente voli per la base RAF di Akrotiri a Cipro, utilizzata per le operazioni militari a Gaza e in tutto il Medio Oriente.

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